Le origini del nome Metis

L'origine del nome Metis è legata al mito della dea Métis la cui storia ci ha rappresentato prima e ancora di più ora.


Il mito di Metis
Mètis era la prima moglie di Zeus. Ma dopo aver saputo che dall’unione con Mètis sarebbe nato un figlio che l’avrebbe detronizzato Zeus decise che non gli serviva la “Mètis” al suo fianco, bensì lui doveva diventare Mètis, sfruttò così, con un po’ di astuzia, la vanità e la capacità di metamorfosi (similitudine per intendere che chi ha la Mètis, cioè l’astuzia è in grado di adattarsi alle varie situazioni) della moglie:

…Zeus interroga perciò Mètis: "Veramente puoi assumere qualsiasi forma? Puoi essere, ad esempio, un leone che sputa fuoco?". Subito Mètis diventa un leone che sputa fuoco. Spettacolo terrificante. Quindi Zeus le domanda: "Potresti forse trasformarti in una goccia d’acqua?". "Ma certo" risponde la dea.
"Allora dimostramelo"
Mètis non fa in tempo a mutarsi in una goccia d’acqua che Zeus l’ha già inghiottita e cacciata nel suo ventre. L’astuzia ancora una volta ha avuto la meglio…


La mètis in greco assume quindi il significato di misura, senno, saggezza. Nell’Odissea questo termine rappresenta la caratteristica principale di Ulisse, uomo scaltro e famoso per le sue astuzie, e di Penelope, degna moglie di Ulisse, che in più di un'occasione dimostra di sapere usare anche lei la mètis; se riferita a questi due personaggi la parola prende l’accezione di colui/colei che si sa adattare, ovvero che trova sempre una soluzione (probabilmente nel mito mètis si sapeva trasformare in qualsiasi cosa proprio per esprimere questo significato).
La mètis quindi doviene l’intelligenza pratica dell’antica Grecia, “la capacità di aderire solidamente alla realtà in maniera complice, camaleontica, duttile. La forza, l’astuzia e la plasticità consentono la vittoria appunto là dove nessuna soluzione o scioglimento si farebbe strada nell’intelletto comune (Corrado Bologna)”.

L’imprevedibilità, il polimorfismo, la flessibilità e l’adattamento, l’adeguamento alla situazione è forse ciò che caratterizza al meglio la mètis. La mètis accomuna il polipo e la volpe, e presiede tutte le attività ove l’uomo deve apprendere a far fronte a forze ostili, troppo potenti da essere controllate direttamente, ma che si possono usare malgrado loro, senza affrontarle apertamente.
Esercitata in situazioni incerte e ambigue è la capacità di sfruttare l’occasione, portare all’atto le potenzialità del contesto. Consiste in pensieri rapidi, ma densi e frutto dell’esperienza passata. Non lascia niente al caso ed è la forza di rendere favorevole il caso stesso.

Tutto questo ci porta a concludere che il Consorzio Metis, con la forza, l’astuzia e la plasticità si sa adattare, ovvero trova sempre una soluzione ai problemi proposti dai Soci, fornendo loro un servizio.